Trattato sull’inquinamento da plastica, arriva il “testo di riferimento” che delude le associazioni

Un testo che “sembra essere stato redatto con un unico obiettivo: rimanere sufficientemente vago da garantire che i maggiori responsabili dell’inquinamento non lo respingano. È ciò che accade quando i paesi più interessati a temporeggiare hanno voce in capitolo nella definizione dell’agenda”. David Azoulay, direttore del dipartimento di salute ambientale del  Center for International Environmental Law, descrive così il testo proposto dal presidente del Comitato intergovernativo di negoziazione (INC) come “documento di riferimento informale” per essere di “supporto alle trattative” per il trattato globale contro l’inquinamento da plastica.

“Abbiamo fatto un passo indietro invece che in avanti”, ha commentato a Climate Home News Christina Dixon, dell’Environmental Investigation Agency (EIA). “Un testo che era stato respinto dalla maggioranza dei paesi a Ginevra perché ritenuto troppo debole e poco ambizioso è stato riproposto un anno dopo, con alcuni elementi chiave rimossi, e presentato come una sorta di segno di progresso”.

Aggiornamento del 18 agosto 2026

Anche Richard Thompson, biologo marino dell’Università di Plymouth e scienziato che coniò il termine microplastics, la pensa così: ha infatti giudicato il documento molto simile al testo fallito nel 2025 e, semmai, “anche solo leggermente più debole”. Ha inoltre criticato l’esclusione degli osservatori scientifici indipendenti dalle consultazioni informali, sostenendo che questo alimenti sospetti sul processo.

I lavori (a porte chiuse) di Nairobi

Dal 30 giugno al 3 luglio scorsi presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi è andata in scena la più recente sessione dei lavori per mettere a punto il trattato globale: un incontro informale in presenza dei capi delegazione dell’Intergovernmental Negotiating Committee on Plastic Pollution (il tavolo negoziale cui è affidata l’elaborazione del testo del trattato), pensato con l’obiettivo di rimettere in moto un processo molto complesso, fermo alle dimissioni del precedente presidente dell’INC (l’ambasciatore Luis Vayas Valdivieso) e alla nomina del nuovo (il cileno Julio Cordano).

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Il testo di Cordano, “un approccio equilibrato”

Il documento proposto dal nuovo presidente dell’INC “è stato redatto sotto la mia autorità – fa sapere Cordano – con il supporto del Segretariato”. Si tratta di un “documento di riferimento informale e non costituisce un testo negoziato o concordato. Il suo scopo è quello di facilitare le nostre prossime discussioni e di contribuire a strutturare il nostro impegno nella prossima fase dei nostri lavori, in vista della quarta parte della quinta sessione dell’INC (INC-5.4)”, che si dovrebbe tenere “alla fine del 2026 o all’inizio del 2027”, ha auspicato. Il testo “rappresenta il mio massimo impegno nel presentare un approccio equilibrato ai vari elementi del nostro lavoro, riflettendo il livello di progresso che abbiamo raggiunto”. Esso riunisce “una serie di questioni che sono già state esaminate e discusse dai membri del Comitato nelle precedenti sessioni dell’INC”. E, precisa il presidente, “non pregiudica le posizioni dei membri né limita la loro capacità di continuare a sollevare questioni che ritengono importanti e di esplorare possibili soluzioni man mano che il nostro lavoro prosegue”.

Cordano ricorda che, durante l’ultima riunione informale dei capi di delegazione, a Nairobi, “sono state condivise diverse idee che offrivano possibili vie per individuare soluzioni transitorie”.  Queste idee non sono state però inserite nel testo condiviso. Il cui unico scopo, aggiunge, “è fornire un supporto alla prossima riunione informale in presenza dei capi delegazione, prevista dal 27 al 30 settembre 2026 presso il Centro Conferenze delle Nazioni Unite a Bangkok, in Thailandia”.

Proprio a Bangkok, il testo dovrebbe servire “per consolidare i punti di convergenza, portare avanti l’esame delle questioni in sospeso e iniziare a individuare possibili approcci e soluzioni transitorie”.

“Ambizioni ridotte a ciò che gli inquinatori sarebbero disposti ad accettare”

“Il testo è stato presentato come una sintesi ‘equilibrata’ e ‘di compromesso’ delle posizioni degli Stati membri. Eppure elimina o mette in secondo piano proposte fondamentali per un accordo efficace, tra cui i divieti globali sui prodotti problematici e non necessari e sulle sostanze chimiche di comprovata tossicità per la salute umana”, rimarca Azoulay di CIEL. Che ricorda come “l’obiettivo finale del processo non è quello di arrivare a un trattato qualsiasi solo per il gusto di raggiungere un accordo, bensì di arrivare a un trattato che ponga fine all’inquinamento da plastica”.

Azoulay identifica nel testo il perpetuarsi di “uno schema ben noto in altri negoziati multilaterali, compresi i negoziati sul clima, in cui l’efficacia viene ridotta a ciò che i principali inquinatori sono disposti ad accettare. Un testo che elimina le misure osteggiate dai principali responsabili dell’inquinamento non può essere definito in modo credibile né equilibrato né efficace”.

Secondo il direttore del Dipartimento di salute ambientale del Center for International Environmental Law, “le migliori evidenze scientifiche disponibili ci dicono che, se questo trattato venisse adottato così com’è, non porterebbe la produzione di plastica a livelli compatibili con gli obiettivi climatici, la tutela della salute umana e ambientale o l’effettiva eliminazione dell’inquinamento da plastica. Non contiene alcun obbligo giuridico concreto — si tratta solo di una formalizzazione dello status quo, che lascia a ciascun paese la libertà di decidere autonomamente cosa fare”.

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