Piatti di plastica ‘riutilizzabili’ che non lo erano: arriva la legge che li vieta. Ecco cosa cambia

Quante volte, davanti allo scaffale del supermercato, avete scelto quei piatti di plastica un po’ più robusti rispetto ai monouso del passato, convinti di fare una scelta più ecologica perché sulla confezione era scritto “riutilizzabili” senza, però, trovare specifiche indicazioni di riutilizzabilità? Vi è mai capitato di buttare un piatto che vi sembrava a tutti gli effetti “usa e getta” nel compost immaginando fosse compostabile come previsto dalla normativa italiana dopo l’entrata in vigore della normativa cosiddetta Single Use Plastic? O, magari, durante un party, prendendo in mano un piatto che pensavate fosse realizzato con plastica monouso, avrete pensato che l’entrata in vigore di tale normativa era stata rinviata…

Questa grande confusione è stata frutto di un vuoto normativo che ha consentito l’immissione in commercio proprio di quelle stoviglie in plastica che la legge intendeva vietare. Il risultato è stato un triplice danno.

In primo luogo, per l’ambiente: è diminuita meno del previsto la produzione di manufatti plastici, definiti riutilizzabili ma spesso – come rilevato da Legambiente in una indagine pubblicata nel 2025 – senza indicazioni chiari su lavaggi, durata e smaltimento e solitamente usati dai cittadini come semplici monouso.

In secondo luogo, per i consumatori, che non riuscivano più a comprendere cosa stessero realmente acquistando.

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