Perché per l’ONU il 2027 è l’Anno internazionale del turismo sostenibile

Soffermiamoci un attimo a riflettere: l’Italia è un Paese che vive di bellezza, ma rischia, potremmo dire, di esserne soffocato. Da un lato le città d’arte prese d’assalto, dall’altro gran parte di borghi e comuni che si spopolano per almeno 9 mesi l’anno.

È in questo scenario che si inserisce la decisione delle Nazioni Unite di proclamare il 2027 International Year of Sustainable and Resilient Tourism, cioè l’Anno internazionale del turismo sostenibile e resiliente: un appello che suona non come una rinuncia a scoprire angoli di mondo ma a farlo (e farlo fare) con consapevolezza. L’Agenda ONU 2027 ci chiede infatti di smettere di considerare il turismo solo come una macchina da soldi e ci lancia la sfida di riuscire a trasformare il settore in un vero motore di sviluppo sostenibile.

Per l’Italia, alle prese con l’overtourism e la crisi climatica, questa è un’occasione da non sprecare per ripensare il settore secondo i principi dell’economia circolare. E il lavoro deve iniziare oggi.

Benvenuti nel 2027, ma il lavoro inizia oggi

Non facciamoci ingannare dal calendario. Il 2027 non è un punto di partenza, ma la “data di scadenza” di un compito che ci è stato già assegnato fin da ora. A dircelo è la Road Map di UN Tourism, l’agenzia ONU per il turismo, che ha messo nero su bianco un piano d’azione per non arrivare impreparati. Questo documento non deve rimanere l’ennesima dichiarazione d’intenti, ma valere come una guida, con priorità, scadenze e responsabilità precise, per dare a tutti — governi, regioni, piccoli e grandi operatori — gli strumenti per remare nella stessa direzione. L’obiettivo è allineare il modo in cui facciamo e viviamo il turismo alle grandi sfide del nostro tempo, prima fra tutte la lotta al cambiamento climatico.

Il 2027 è l’orizzonte, ma la strada da percorrere è da costruire adesso, passo dopo passo.

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Il turismo non come un bancomat, ma come uno strumento per cambiare il mondo

Per troppo tempo abbiamo pensato al turismo in termini di arrivi, presenze e fatturato, solitamente, peraltro, guardando ai risultati in tempi brevi senza avere ottiche di lungo periodo. L’iniziativa dell’ONU ci chiede, invece, di fare un salto di qualità e di vederlo per quello che può essere: un’opportunità per cambiare le cose in meglio. Un turismo gestito con intelligenza può contribuire a proteggere l’ambiente, creare comunità più forti e giuste, e migliorare il benessere delle persone. Sostenibilità e resilienza smettono di essere parole “vuote” da usare nelle brochure (oggi in alcuni casi al limite con la normativa sul greenwashing che sta per entrare in vigore a settembre) e, nelle intenzioni ONU, diventano azioni tangibili, che richiedono impegno, visione e la capacità di adattarsi.

Per far ciò dobbiamo abbandonare il modello vincente degli ultimi anni, ovvero quello “mordi e fuggi”, che consuma i luoghi e li lascia più poveri di prima, per abbracciare un’idea di viaggio che rigenera e arricchisce. Il turismo del futuro è quello che lascia i luoghi e le persone migliori di come li ha trovati.

Italia, la grande bellezza messa alla prova

Per il nostro Paese, questa sfida è più urgente che mai. L’Italia è un concentrato di meraviglie, ma anche di contraddizioni. Abbiamo città d’arte che scoppiano sotto il peso di un turismo insostenibile e, a pochi chilometri di distanza, piccoli comuni che muoiono di spopolamento e che non possono campare sui rientri estivi di chi è andato a vivere altrove.

Abbiamo coste meravigliose minacciate dall’innalzamento del mare o da costruzioni che consumano il suolo e creano barriere di accesso alle spiagge e montagne che vedono la neve solo col binocolo.

L’Agenda 2027, in questo contesto, può rivelarsi una grande opportunità. Ci offre la possibilità di connettere le nostre politiche locali a una visione più ampia, accelerando quella transizione verso un turismo più intelligente e rispettoso che non possiamo più rimandare e in tale quadro si può affermare una forma di turismo circolare.

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Dalla teoria alla pratica: l’economia circolare in valigia

Ma cosa significa, in pratica, un turismo circolare? Immaginiamo un hotel che non si limita a fare la raccolta differenziata, ma che trasforma gli scarti organici delle colazioni in compost per l’orto del ristorante o in energia pulita per le sue cucine.

 

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