Mentre in Italia sta per arrivare la terza ondata di calore, con temperature che torneranno a sfiorare e superare i 40 gradi, il must dell’estate è diventata l’aria condizionata. Anzi, sarebbe più giusto dire che l’aria condizionata è diventata lo strumento più ambito per poter sopravvivere a questa estate torrida, in cui l’amalgama tra la crisi climatica e El Nino (il fenomeno climatico naturale provocato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico), sta portando tutto il mondo a boccheggiare.
Come ha scritto il gruppo World Weather Attribution nella sua analisi sull’ondata di calore europea, “siamo solo a 1,4°C di aumento globale delle temperature e la nostra società è già al limite di sopportazione”. Tra le tante riflessioni sull’aumento delle temperature e i tanti consigli su come adattarsi, si segnala un recente spunto della testata Euronews, che prova a capire come il crescente bisogno europeo di raffreddamento sta rimodellando la domanda di energia elettrica.
“Il calore estremo sta facendo pressione sulle reti elettriche europee – si legge nel pezzo a firma di Doloresz Katanich – poiché l’aumento delle temperature aumenta la necessità di aria condizionata nelle case, negli uffici e nelle imprese, facendo aumentare la domanda di elettricità, rafforzando i mercati dell’energia e, in alcuni casi, riducendo l’approvvigionamento elettrico”.
Come è possibile? Per capirlo serve prima fare un passo indietro.
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Il mese di giugno che l’Europa si è lasciata alle spalle rischia di essere ricordato come il più fresco dell’estate 2026. Le stime meteorologiche, infatti, indicano che l’afa continuerà a imperversare senza concedere grandi soste. Eppure i primi dati che emergono sullo scorso mese sono comunque impressionanti.

Le analisi dell’Osservatorio europeo sulla siccità e del Joint Research Centre, il centro studi della Commissione europea, ci dicono che il mese scorso è stato davvero bollente per il vecchio continente: oltre due terzi delle persone che vivono in Europa hanno convissuto con temperature superiori a 35 gradi. Ma è sempre più evidente che non si tratta di un caso eccezionale della nuova norma. A tal proposito la lettura più utile di questi giorni è quella prodotta dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, attraverso un articolo firmato da Roberto Buizza, professore ordinario presso il Centro di Ricerca Interdisciplinare sulla Sostenibilità e il Clima.
“Lo stato del clima è che, ad oggi, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato negli ultimi 125mila anni, con una temperatura media globale di 1,61°C sopra il livello preindustriale (1850-1900) – scrive Buizza – Il 2024 è seguito dal 2025 e il 2023, con temperature intorno a 1,5°C. I dieci anni più caldi mai registrati dal 1980 ad oggi sono avvenuti tutti negli ultimi dieci anni. Si noti inoltre che negli ultimi 20 anni, il riscaldamento globale è accelerato, passando da circa +0,11°C ogni decennio dal 1980 al 2001, a circa +25°C ogni decennio dal 2002 al 2023. Con l’aumento continuo delle emissioni globali, le previsioni indicano che il riscaldamento globale medio annuo raggiungerà molto probabilmente i 2,0°C tra il 2037 e il 2050. Tornando al 2026, le previsioni stagionali indicano che il 2026 e il 2027 saranno molto probabilmente anni molto caldi, con una temperatura media globale che potrebbe arrivare fino a 1,7°C nel 2027 a causa del contributo del fenomeno di El Niño che si sta sviluppando nel Pacifico tropicale”.
Uno scenario ancora più preoccupante per un territorio come l’Europa, come ha fatto notare il giornalista ambientale Ferdinando Cotugno nella newsletter Areale: “siamo il continente che si riscalda più velocemente al mondo, ma anche perché siamo un continente pieno di persone anziane, malattie croniche, povertà energetica, case isolate male, città che da una certa latitudine in su erano state pensate e progettate per combattere il freddo, non il caldo”.
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Sebbene in Europa si continuino a privilegiare i ventilatori rispetto ai condizionatori, l’uso di questi ultimi nell’ultimo anno si sta intensificando. “Negli ultimi 10 anni, l’acquisto di condizionatori è aumentato di circa la metà e le vendite annuali sono ora superiori di circa il 30% rispetto a 5 anni fa”, ha detto a Euronews Fabian Voswinkel, analista di politica di efficienza energetica presso l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE).
Resta un enorme problema di disparità sociali, dato che in Europa possono usufruire dell’aria condizionata a casa appena una persona su 5 (dati AIE). Se alla richiesta di raffreddamento aggiungiamo anche la crescente richiesta di elettricità dei data center, nonché le complessità dovute alle alte temperature, il quadro per il sistema elettrico europeo si fa allarmante. Tanto che in queste settimane sono stati numerosi i cali di tensione e le interruzioni di corrente. Con lo spettro del blackout iberico del 2025 che è dietro l’angolo.

Le reti elettriche sono state concepite per un mondo vecchio, novecentesco, dove le variabili più incidenti erano note. Sempre più analisi confermano che le reti elettriche devono evolversi, ma per farlo servono volontà politica, investimenti importanti e un sistema energetico rinnovato, più diffuso a livello locale e meno centralizzato. Intanto, però, ogni ondata di calore è destinata a mettere sotto stress un sistema logoro e difficile come quello elettrico.
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