“Senza un’azione decisiva e sensibile al genere, l’accelerazione della crisi ambientale approfondirà le disuguaglianze e perpetuerà cicli di vulnerabilità”, ad affermarlo è l’UN Women, l’Entità delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile.
Nel documento dal titolo “Driving Gender-Responsive Climate Action: The Role of Institutional Enablers“ viene infatti analizzato come i governi stiano integrando la parità di genere nelle politiche climatiche nazionali, concentrandosi sui limiti ma anche su possibilità e casi virtuosi.
Se da un lato le donne sono in prima linea nella lotta contro quel sistema che continua a perpetuare un’economia lineare ed estrattivista che ha causato la crisi climatica, dall’altro, come sottolineato anche dal report, vedono nelle conseguenze generate dalla crisi climatica una minaccia costante ai loro diritti, mezzi di sussistenza, salute e sicurezza.
In un contesto in cui trovare dati disaggregati per genere non è affatto semplice, la Gender Equality and Climate Policy Scorecard, sviluppata da UN-Women e Kaschak Institute, tiene traccia di come i paesi affrontano gli impatti climatici di genere e promuovono la partecipazione delle donne nei loro NDC (Nationally Determined Contribution), cioè i contributi determinati a livello nazionale che dovrebbe portare ogni Paese a migliorare le proprie prestazioni ambientali, secondo quanto stabilito dall’Accordo di Parigi.
A supporto di questo strumento, è stato condotto un sondaggio globale sull’integrazione delle politiche nazionali di uguaglianza di genere e clima: l’indagine intende esaminare gli assetti istituzionali che favoriscono, o meno, l’integrazione del genere negli impegni NDC e nella loro attuazione.
Il sondaggio è stato distribuito ai National Focal Point (NFP) − figure chiave che fungono da “ponte” ufficiale tra il governo di un Paese e il Segretariato dell’UNFCCC − e ai capi delegazione tra maggio e settembre 2025. Su 118 paesi, 76 hanno risposto, principalmente dal Sud del mondo: 24 dall’Africa sub-sahariana, 16 dall’America Latina e Caraibi, 12 dal Nord Africa e Asia occidentale, 12 da Europa e Nord America, e 4 ciascuno da Oceania, Asia centrale e meridionale, e Asia orientale e sud-orientale.
Dalle risposte emerge che il 76% dei Paesi intervistati, (58 su 76) dispone di un meccanismo di coordinamento nazionale per il clima. Tuttavia, meno della metà (45%, 34 su 76) include l’ente per l’uguaglianza di genere all’interno di questi organismi.
Non basta quindi costruire azioni volte alla difesa climatica ma è necessario che le questioni di genere siano integrate in questo processo, attraverso finanziamenti e azioni istituzionali.
di Silvia Santucci
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