ESPR e obsolescenza: prolungare la vita dei prodotti o cambiare il modello di sviluppo?

In che misura il nuovo regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti (ESPR) è in grado di contrastare l’obsolescenza e sostenere una transizione verso beni di lunga durata, in un modello economico e culturale che continua a premiare il ricambio rapido e la ricerca di novità?

Una ricerca recente prende le mosse da questa domanda, assumendo che l’obsolescenza non sia soltanto l’esito di scelte tecniche o economiche che accorciano la vita dei prodotti, ma anche l’espressione di dinamiche psicologiche e simboliche, in cui il ricambio accelerato dei beni contribuisce a definire identità e status, a collegare il benessere all’accesso al nuovo. Un’obsolescenza, quindi, che non riguarda soltanto i prodotti, ma anche gli immaginari e le aspettative di chi li acquista.

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Ecocompatibilità vs obsolescenza

L’ESPR nasce con l’obiettivo di trasformare il modo in cui i prodotti vengono progettati, introducendo criteri di ecocompatibilità specifici per categorie di prodotto – durabilità, riparabilità, disassemblabilità, trasparenza e altri requisiti di circolarità – che diventeranno vincolanti per l’accesso al mercato europeo. Questi criteri mirano a ridurre in modo sistematico i casi in cui la vita dei prodotti viene interrotta artificialmente molto prima che l’oggetto abbia esaurito il suo potenziale d’uso: una dismissione prematura che ogni anno nell’Unione europea produce circa 261 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ equivalente, consuma 30 milioni di tonnellate di risorse e genera 35 milioni di tonnellate di rifiuti.

di Vittoria Moccagatta

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