Dieci milioni e 700 mila tonnellate. Tanti sono stati nei 2022 i RAEE, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, gettati via dai cittadini e imprese dei paesi UE e di Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito (EU27+4). Circa 20 kg a persona in media. Se ci fermiamo qui vediamo solo il problema, ma se facciamo un passo ulteriore possiamo intravvedere anche la soluzione: il contributo che questi rifiuti possono dare per aumentare l’autonomia dell’industria UE riducendone la dipendenza da forniture estere di materie prime, in primis quelle critiche e strategiche necessarie anche per la transizione energetica e digitale. A fare questo passo ulteriore ci aiutano le analisi, le stime e le proiezioni condotte per il progetto europeo FutuRaM, finanziato coi fondi del programma Horizon. Queste analisi ci dicono che dentro quei RAEE era incorporato circa 1 milione di tonnellate (Mt) di 29 diverse materie prime critiche. È questo il numero che trasforma cellulari, computer, schermi, lavatrici, frigoriferi, piccoli elettrodomestici e pannelli fotovoltaici da problema ambientale a potenziale risorsa industriale.
“Nel progetto FutuRaM – racconta a EconomiaCircolare.com Giulia Iattoni, assistente responsabile di programma presso lo United Nations Institute for Training and Research (UNITAR), uno dei partner del progetto – abbiamo raccolto e armonizzato dati osservati da fonti ufficiali, a esempio Eurostat, report nazionali, letteratura scientifica e dati industriali, integrandoli con modelli matematici per colmare il gap informativo. I dati osservati descrivono lo stato dei flussi di RAEE e il loro contenuto di materie prime critiche allo stato attuale”.
Nei RAEE europei ci sono rame nei cavi, alluminio negli involucri, terre rare nei magneti e nelle polveri fluorescenti, metalli del gruppo del platino nelle schede elettroniche e nei display. Non sono materiali marginali. Sono input che servono alla chimica, alla siderurgia, all’elettronica, ai motori, ai sistemi energetici, al fotovoltaico, alla mobilità elettrica, e più in generale, alla transizione verde e digitale. Sono materiali dei quali l’industria europea ha bisogno e che oggi cerca fuori dai propri confini.
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Un aspetto centrale evidenziato dal progetto FutuRaM è questo: “contenere” non significa automaticamente avere la possibilità di “riciclare”. Di quei 10,7 milioni di tonnellate di RAEE, solo 5,7 milioni (il 54%) sono stati raccolti e avviati ad un corretto trattamento. Che ha permesso rendere disponibili per il riciclo circa 0,4 milioni di tonnellate di materie prime critiche: ad esempio 208 mila tonnellate (kt) di alluminio, 162 di rame, 12 kt di silicio, 1 kt di tungsteno e 2 tonnellate di palladio. Il resto si perde per vari motivi: mancata intercettazione, mancata identificazione dei materiali e mancato disassemblaggio o limiti tecnici delle tecnologie di riciclo.
“Non tutto il materiale presente nei prodotti è effettivamente recuperabile – chiarisce Iattoni – perché la disponibilità come risorsa secondaria viene influenzata da diversi fattori: una parte non viene intercettata dai sistemi di raccolta, mentre una parte, pur raccolta, non è tecnicamente o economicamente accessibile con le tecnologie attuali di riciclo, anche a causa della bassa concentrazione o della complessità dei componenti. Una quota significativa dei RAEE in Europa non entra nei circuiti formali di raccolta conformi alla WEEE Directive, e questo riduce il potenziale di recupero delle materie prime critiche contenute”.
Guardando al futuro, il peso dei RAEE è destinato a crescere. Ma questo, se sapremo implementare raccolta e riciclo, non costituirà solo una questione da risolvere una anche un’opportunità (e qui solo per completezza accenniamo al trade off tra priorità ambientali che spingono ad allungare la vita utile dei beni e priorità industriali e strategiche che hanno invece bisogno di materia da riciclare). Gli studi preparati per il progetto FutuRaM (ad esempio 2050 Critical Raw Materials Outlook) stimano che nell’area EU27+4 i rifiuti elettronici possano passare nel 2050 da 10,7 Mt nel 2022 a una forchetta tra 12,5 e 19 Mt. I pannelli fotovoltaici sono la categoria con la crescita più marcata: da 0,15 Mt nel 2022 a 2,0-2,2 Mt nel 2050. Parallelamente aumenteranno anche le materie prime critiche contenute in quei futuri rifiuti: fino a 1,2-1,9 Mt.
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