Buste di plastica: tra i rifiuti più diffusi nell’ambiente, l’Italia manca gli obiettivi di riduzione

I sacchetti di plastica figurano tra i primi 10 oggetti più diffusi tra i rifiuti abbandonati in Europa. Quasi sempre utilizzati una sola volta, impiegano secoli per degradarsi completamente nell’ambiente naturale. Prima che ciò accada, spesso vengono ingeriti da animali terrestri o marini oppure si frammentano in microplastiche.

In entrambi i casi, finiscono nella catena alimentare umana e animale. Ecco perché l’UE ha introdotto norme che affrontano specificamente il problema dei sacchetti di plastica leggeri (Lightweight Plastic Carrier Bags-LPCB), quelli usati per la spesa e forniti ad esempio alle casse dei supermercati (spessore della parete inferiore a 50 micron-µm).

buste plastica
Foto: Canva

Leggi anche: ANCI e Utilitalia: avviare tavolo permanente con regioni sulla crisi della plastica

Plastic Bags Directive

La direttiva sui sacchetti di plastica (Direttiva (UE) 2015/720, Plastic Bags Directive) è stata adottata per “contrastare il consumo e l’uso insostenibili dei sacchetti di plastica leggeri”, con l’obiettivo non solo di “ottenere una riduzione sostenibile del consumo di sacchetti di plastica” ma anche di “promuovere la prevenzione dei rifiuti”, fa sapere la Commissione UE.

Per questo, impone agli Stati membri di adottare diverse iniziative:

  • L’adozione di misure per far sì che, entro il 31 dicembre 2025, il livello di consumo annuo non superi le 40 borse di plastica leggere a persona, o un obiettivo equivalente espresso in termini di peso;
  • L’adozione di strumenti per garantire che le borse di plastica leggere non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di beni o prodotti, a meno che non vengano attuati strumenti di riduzione altrettanto efficaci.

I sacchetti di plastica molto leggeri (VLPCB, uno spessore delle pareti inferiore a 15 micron, necessari per motivi igienici o forniti come imballaggio primario per alimenti sfusi) possono essere esclusi dagli obiettivi, ma gli Stati membri sono tenuti a riferire sullo stato dei consumi.

Leggi anche: Deposito su cauzione: cos’è, come funziona, quali vantaggi garantisce

I dati sul consumo di buste di plastica

A partire da giugno 2020, gli Stati UE hanno iniziato a comunicare i dati relativi al numero totale di sacchetti di plastica leggeri consumati sul proprio territorio. Possono anche fornire dati più dettagliati sul consumo di sacchetti di plastica molto leggeri (VLPCB), quelli con uno spessore inferiore a 15 micron (di solito usati come imballaggio per alimenti sfusi).

Vediamoli, questi dati. Nel 2023 (ultimo anno confrontabile tra i diversi paesi, con molte informazioni ancora solo stimate), nell’UE sono stati mediamente consumati 65 sacchetti di plastica leggeri per abitante. Il che significa, sottolinea Eurostat, “solo una modesta riduzione del 3% dei consumi rispetto all’anno precedente, quando il dato era pari a 67 LPCB”.

buste plastica

Le differenze nel consumo di buste di plastica tra i paesi UE

Ovviamente il consumo pro capite varia, e non di poco, tra i vari paesi comunitari. Si passa (sempre dati 2023) da 4 LPCB per abitante in Belgio a 209 LPCB in Lettonia. Oltre al Belgio, altri 8 paesi UE erano già riusciti a ridurre il consumo di LPCB al di sotto dell’obiettivo di 40 LPCB per abitante: Polonia (7 LPCB per abitante), Portogallo e Austria (14 LPCB), Svezia (22 LPCB), Danimarca (23 LPCB), Lussemburgo (25 LPCB), Paesi Bassi e Germania (31 LPCB). Anche l’Irlanda, con 45 LPCB, e la Francia, con 46 LPCB per abitante, si stavano avvicinando all’obiettivo di consumo fissato per il 2025.

 

Continua a leggere questo articolo su Economiacircolare.com e iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle novità!

Iscriviti alla newsletter.
Scopri tutte le novità Erionpervoi!
Indirizzo Email non valido