La sostenibilità conviene, anche dal punto di vista economico. E se è forte l’impressione che qualcuno stia conducendo una vera e propria ‘guerra al futuro’, la società italiana è ancora fortemente favorevole all’attuazione dell’Agenda 2030 a alla sostenibilità. Potremmo sintetizzare così il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.
Nonostante il clima internazionale segnato da guerre, crisi energetiche e attacchi alle politiche verdi, il Rapporto – partendo da un’indagine Ipsos – segnala che in Italia il consenso verso la sostenibilità e l’attuazione dell’Agenda 2030 resta alto. La sostenibilità è popolare.
“La notorietà dell’Agenda 2030 è in crescita rispetto al 2022: più di due persone su tre (73%) ne hanno almeno sentito parlare e il 38% dichiara di conoscerla bene o a grandi linee”. E oltre alla conoscenza c’è l’adesione: “Il 90% degli studenti e delle famiglie, nonché l’85% della business community ritiene importanti o molto importanti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs)”.
Complice forse la propaganda MAGA o la netta sterzata della Commissione europea, nel sentire comune la sostenibilità ha assunto sfumature diverse rispetto al passato, con un indebolimento del focus ambientale: “Negli ultimi anni è diminuita l’enfasi sulla sostenibilità ambientale: oggi solo il 25% ritiene prioritaria la dimensione ambientale, rispetto al 36% del 2022. Cresce invece di quattro punti percentuali la quota di persone che attribuisce maggiore importanza alle tematiche sociali (19%) o economiche (16%)”
Un’adesione non senza ragioni: rispettare l’ambiente e le persone fa bene agli affari, ci ricorda ASVIS. “La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa”, ha commentato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. “Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”.
Le analisi condotte dall’Istat e dall’Istituto Tagliacarne “mostrano in modo inequivocabile il ritorno economico, anche nel breve termine, che produce l’investimento in sostenibilità e l’utilizzo dei criteri ESG, pur con intensità diverse a seconda dei settori di attività, la dimensione d’impresa e l’esposizione alla concorrenza internazionale”. Le imprese più impegnate su questo fronte “crescono di più, assumono di più e investono di più”. Tra le imprese manifatturiere con più di 10 addetti, “l’appartenenza al profilo di sostenibilità ‘alto’ aumenta del 16,7% il valore aggiunto delle imprese in crescita (circa due terzi del totale) rispetto a quelle con basso profilo di sostenibilità”.
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