È una finestra su un mondo sommerso, un ecosistema vivo che pulsa nel nostro salotto, un angolo di natura che regala calma e meraviglia. L’acquario è molto più di un semplice oggetto d’arredo; è un hobby che coinvolge, educa e appassiona milioni di italiani. Ma come ogni passione, porta con sé una responsabilità che va oltre la cura quotidiana dei suoi abitanti. Cosa succede quando un filtro si rompe, una lampada si fulmina o, tristemente, un pesciolino conclude il suo ciclo vitale?
La gestione del “fine vita” di un acquario e di tutti i suoi componenti è un aspetto spesso trascurato dell’acquariofilia consapevole. Ogni scelta, dal conferimento di una bottiglia di biocondizionatore a quello di un vecchio acquario, ha un impatto ambientale. Imparare a smaltire ogni rifiuto nel modo corretto è un gesto di coerenza che trasforma la nostra passione in un’azione fondamentale per la tutela degli ecosistemi, quelli fuori dalle mura della nostra casa. Questa guida nasce per fare luce su ogni dubbio, un manuale pratico per un’acquariofilia davvero circolare.
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La prima, grande domanda: dove si butta un acquario? L’istinto potrebbe suggerire la campana del vetro, ma è un errore grave. Il vetro di un acquario non è un imballaggio (come una bottiglia o un vasetto) e ha una composizione chimica diversa, spesso accoppiato a silicone e parti in plastica che lo rendono inadatto al processo di riciclo del vetro da imballaggio.

Il cuore tecnologico di ogni acquario è composto da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Termoriscaldatori, pompe di movimento, aeratori e sistemi di illuminazione (siano essi neon o moderni LED) sono a tutti gli effetti dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).
Questi rifiuti non devono mai finire nel sacco dell’indifferenziato, poiché contengono sostanze inquinanti e materiali preziosi che possono essere recuperati. Come si smaltiscono?
La gestione quotidiana dell’acquario produce una serie di imballaggi e materiali di consumo che richiedono attenzione.

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