Cosa rende una città circolare? Ecco quali sono i quattro modelli più diffusi

Non c’è un’unica strategia per rendere una città circolare, ma ci sono modelli e approcci ricorrenti di città circolari che sono avanzate in questo percorso. Sono quattro “archetipi”, secondo un gruppo di ricercatori dell’università di Utrecht, in Olanda, in uno studio pubblicato sul Journal of Industrual Ecology dove hanno analizzato 26 diverse strategie urbane per capire “cosa fanno davvero le città quando cercano di diventare circolari”.

C’è l’archetipo della nicchia, quello delle città che scelgono pochi ambiti ad alto impatto e li spingono al massimo. È il caso, ad esempio, di città come Freiburg, Leuven e Amsterdam, che concentrano le loro strategie su settori come l’ambiente costruito e gli acquisti pubblici, lavorando su politiche, infrastrutture e progettazione circolare. Ci sono poi le città circolari che tentano di cambiare molti settori insieme investendo in innovazione, ricerca e soluzioni tecnologiche proprie, con un livello di ambizione più ampio e sistemico, come hanno cercato di fare Londra, Glasgow e Cleveland.

Un terzo gruppo è quello delle città collaborative, che avanzano per accumulo, mettendo in rete attori pubblici e privati e migliorando progressivamente i settori tradizionali. In questo archetipo rientrano strategie che lavorano su rifiuti, alimentazione e procurement, puntando sulla cooperazione e sull’adattamento degli strumenti esistenti: è il caso di Parigi, Praga, Lussemburgo e Helsinki, per fare alcuni esempi citati nella ricerca. Infine ci sono le città più “conservative”, che operano su pochi settori, soprattutto ambiente costruito e alimentazione, affinando pratiche già esistenti e sviluppando soluzioni interne senza allargare troppo il raggio d’azione.

Lo studio è importante perché da un lato opera in un campo di ricerca frammentato e ancora non completamente sviluppato, in cui la definizione stessa di città circolare è un concetto ancora aperto e tenta – analizzando cosa fanno le città nel concreto – cosa possa rendere un centro urbano circolare, fino a costruire una vera e propria tipologia empirica. Dall’altro, non è solo descrittivo, ma costruttivo, perché avere una nuova comprensione della circolarità urbana è uno strumento utilissimo per politici e amministratori locali, che possono indirizzare il percorso verso la transizione ecologica in una direzione piuttosto che un’altra.

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Individuare gli archetipi: la metodologia dello studio

Sicuramente le città rappresentano oggi uno dei principali nodi della sfida ambientale globale. Consumano oltre il 66% dell’energia mondiale e producono più del 70% delle emissioni di CO₂, evidenziando i limiti di un modello economico lineare non sostenibile . Allo stesso tempo, il processo di urbanizzazione è in rapida accelerazione: entro il 2050 circa il 68% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani, rendendo le città attori centrali per la transizione verso modelli più sostenibili. Nonostante il loro impatto ambientale, le città possiedono caratteristiche uniche che le rendono particolarmente adatte a guidare la transizione verso l’economia circolare, grazie alla concentrazione di risorse, capitale, dati, competenze e attori economici e sociali.

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